Perché c’è qualcosa peggiore della morte.
Volevo scriverne. Poi ho visto la foto del padre di quella ragazza morta. Piangeva, disperato, come si piange quando la tua vita è finita ma sei condannato a qualcosa di peggio della morte: sei condannato a vivere. Ho pensato che si diranno migliaia di parole e che ci sono centinaia di persone che meglio di me conoscono la storia, la politica e la grammatica. Ho pensato che ci sarà qualcuno che scriverà cose bellissime e che ci faranno commuovere ed io le leggerò, ammirato. Tutti leggeremo e rifletteremo a lungo. Poi ho anche pensato che a suo padre tutto questo non interessa, che non ci sono né mai ci saranno parole che potranno coprire quel dolore. Fossi il poeta più grande di tutti i tempi, potessi scrivere la mia più grande poesia, non riuscirei mai a cancellare dagli occhi di un papà l’immagine di quella figlia che non è potuta diventare grande.
Per questo preferisco leggere e se ne ho la forza, meditare.
Per questo mentre intorno c’è, come sempre e come probabilmente è anche giusto, un gran rumore,
Io preferisco il silenzio.








