Hic Manebimus Optime

Ci sono mille ragioni per cui un povero cristo comincia a scrivere.
Queste sono le mie.

Andrà tutto bene o facciamo l’amore oppure non fa nulla, vaffanculo.

” … ma questa è un’altra storia.”

Eccola qui La Storia, stavolta.
Comincia molto lontano questa, di storia. Ci sono io a 9 anni che scopro, nella scatola degli attrezzi di mio padre, il mio primo cacciavite.
Io sono la dimostrazione che la materia si trasforma e che quando lo fa qualcosa rimane per strada, si perde irrimediabilmente, per sempre.
Questa non è la solita storia, non c’è Sara, non c’è Maria, non c’è Peggy. Non ci sono nemmeno Silvia o Nicoletta. Nessuna traccia di Laura, di Margherita.
C’è un bambino che vuole capire da dove cazzo esca la voce del Grillo Parlante o perché in quei giochi della Clementoni con le schede intercambiabili, l’oggetto in alto a destra corrisponda sempre al nome in basso a sinistra, qualunque sia la scheda.
Quel bambino si chiede perché un gioco da tavolo si permetta di prenderlo per il culo.
Avrò anche avuto nove anni ma, Cristo, non ero mica uno scimpanzé.

La storia, per farla breve, è che le cose non tornano mai come prima. Quando le hai aperte, quando hai capito come funzionano, non puoi più tornare indietro.
Entropia. Se cerchi di mettere ordine nel caos… Ho una brutta notizia per te: stai per fallire, stai solo allargando il buco, stai sfidando Dio e stai per perdere.
Così la mia coscienza è sporca. Tutti quei cadaveri:
il mangia cassette della Fischer Price e la bicicletta di mio fratello. I pattini: perché spostando una levetta potevano andare solo in avanti? Luca ci si ruppe i denti per colpa mia. Il giradischi con cui ascoltavo le fiabe prima di addormentarmi. Non ne sono sicuro ma credo che successe quando lo aprii. Il giorno prima mi addormentavo con “la bella addormentata nel bosco” ed il giorno dopo non ero più bambino.

Ora sono tutti morti ed è colpa mia. Ho voluto vedere. Perdono.

Ok, ho quasi finito, giuro.
Tutto questo per dire che ogni cosa ha un prezzo e, devi fidarti, se davvero vuoi SAPERE… Bene, prepara un assegno in bianco.
Quando hai scoperto cosa si nasconde dietro la sfavillante apparenza di tutto quello che hai di fronte, quando hai scelto di voler sapere cosa proietta le ombre che vedi all’imboccatura della caverna, sappilo,
sei già condannato.

Ora, non so davvero come concludere il mio pensiero. Nel momento in cui sono stato così presuntuoso da volerlo chiarire a me stesso fissandolo per iscritto, l’ho corroso, per sempre.
La storia finisce così perché in qualche modo tutto prima o poi finisce: faccio quello che faccio perché io voglio capire il perché delle cose, sempre. Finisce con me che mi caccio sempre nei guai perché non sono in grado di accontentarmi, mai.
Finisce con me che mi tormento nel letto perché stavolta io, ti giuro, non lo capisco.

Finisce che finisce che io voglio te, credo.

Cazzo, non lo so se ti voglio perché non ti conosco nemmeno.

Finisce con me con le mani in mano.

Io non ci so stare senza fare nulla.

Non mi importa se un giorno non sarò in grado di sistemare le cose,
tu lasciami dare un’occhiata ed io ti giuro

che andrà tutto bene.

Comments
blog comments powered by Disqus