Hic Manebimus Optime

Ci sono mille ragioni per cui un povero cristo comincia a scrivere.
Queste sono le mie.

Ovvero Andrea ha delle ragioni che la ragione non sa comprendere.

Vattela a prendere.

“Ti amavo” non vuol dire niente. È un concetto che non esiste.

Nessuno si prenderebbe la briga di fartelo sapere. A meno che tu non lo chieda, ovviamente. 

“Mi ami?”

“No, non ti amo più”.

Così ha un senso ma… “Ti amavo” non ce l’ha.

Cosa vuol dire che mi amavi? Perché dovresti aver voglia di farmelo sapere adesso, ora che non è più così?

Non sarebbe vero che mi hai amato, allora. Nessun sentimento vagamente paragonabile all’amore ti permetterebbe di ricordare a chi ti ha considerato il suo orizzonte, che non ci sei più.

Come se i morti tornassero ai vivi per sottolineare la loro assenza, per ricordare loro, mentre stavano cominciando a dimenticare, che se non ci sono più è solo per far loro più male. L’unico motivo per cui se ne sono andati per sempre è perché qualcuno li pianga,

per sempre.

“Ti amavo” non ha davvero senso.

A meno che tu non stia mentendo a te stesso.

Ti amavo vuol dire che, se solo potessi, vorrei non amarti. Vorrei dimenticare tutte le volte che mi sono addormentato con il telefono in mano, aspettando un tuo messaggio.

Vuol dire che la mia giornata aveva una colore diverso quando al mattino leggevo: “sono a casa, notte”.

La mia giornata era blu.

Allora puoi continuare a far finta che non l’ami, lo puoi scrivere con la vernice sotto casa sua, sfidando la neve e il gelo della notte, i vicini rompicoglioni ma

nessuno crederà che sia veramente così

perché tu non ci credi.

Allora dille che l’ami.

Dille che non t’importa di quando succederà ma… 

Dille che tu ti prendi sempre le cose che ti spettano.

Scrivile, sotto casa a caratteri cubitali, che chi è ritornato sul Nanga Parbat senza le dita dei piedi o quelle delle mani, congelate in uno dei tentativi precedenti di arrivare in vetta, magari è morto a pochi metri dalla meta ma la sua vita è una cazzo di vita degna di essere vissuta.

La sua vita non è un indicativo imperfetto: “amavo”.

La sua vita è perfetta: “io MUOIO perché ti AMO”.

Ecco, io non ho mai scritto nulla sotto casa di nessuno. Vorrei averlo fatto ma non l’ho fatto. Vorrei anche solo poter immaginare cosa avessi dentro di te quando l’hai fatto tu, per poterne scrivere, per poter vivere quel tormento.

Per sentire l’amore che ha generato quel dolore.

A meno che non sia la mia ragazza… Ascoltami:

vattela a prendere

 oppure muori.

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