Hic Manebimus Optime

Ci sono mille ragioni per cui un povero cristo comincia a scrivere.
Queste sono le mie.

Ovvero Andrea ha delle ragioni che la ragione non sa comprendere.

Tutto e Niente.

Questo è un post che parla di tutto,

perché non è facile mettere ordine nei pensieri.

Come la mia stanza da quando non vivo più nella stessa casa con mia madre:

i miei pensieri, le preoccupazioni, i progetti, i sogni,

sono come i mucchi di scarpe davanti al mio letto, che mi fanno inciampare la notte quando mi alzo per andare a bere, quando non riesco a dormire.

Ci sono cumuli di magliette quando non so cosa indossare, quando non so se fa caldo, se farà freddo, se sarò da solo o se qualcuno mi farà compagnia per un tratto di strada.

Tutto, dicevo.

Perché sarebbe bello poter vivere ogni giorno come se fosse la sera prima che tu la veda per la prima volta, quando stai per andare a prenderla, quando vedi cose di te a cui non hai prestato attenzione per così tanto tempo, l’attimo in cui dici a te stesso: “ecco, vediamo chi sei diventato, adesso, vediamo quanto vali davvero”.

Questo in effetti c’entra poco col fatto che saranno ormai quasi due mesi che non vado al mare, che non salgo su quel treno, carico di adrenalina, che non sento il rumore del vento, che non salgo su quella tavola, che torno a casa con quella sensazione di riuscire a dare un senso a…

Tutto.

Non c’entra niente, anche se a volte devo farci i conti, coi vuoti che non riesco mai a riempire e che ritrovo lì, sempre, solo perché non sono riuscito a fare ordine.

Lo so, è un casino, ne sono consapevole. Lo so che vorremmo dare un senso, sempre, ad ogni cosa. Se adesso sei qui probabilmente ti aspetteresti che anche quello che leggi ne avesse uno.

“Tutto” non ha mai un senso. Per lo meno io non sono in grado di trovarlo.

Non so perché a volte mi capita ancora di sognarti come non so perché sto per andare a Londra.

Perché faccio progetti per Parigi, io non lo so.

Poi ci sono gli amici.

Anche tu da bambino ti chiedevi il perché gli adulti non avessero quel legame così viscerale, di dipendenza quasi fisica, dai propri amici?

Io me lo domando ancora adesso, il perché. Senza di loro sono un pazzo che impreca Dio.

Qual è il senso e cosa sto dicendo?

Anche io me lo chiedo quando trovo sotto il letto un calzino spaiato o il disegno che mi avevi fatto, sul comodino.

Sto dicendo che io non ci capisco un cazzo

ma questo non cambierà mai “tutto”

in niente.

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